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Quindici anni e già assistant coach. Se non è stata l’arma segreta della stagione sin qui straordinaria del gruppo Under 14 capace di conquistare titolo regionale e finali nazionali e allo stesso tempo la promozione in I Divisione, poco ci manca. Lei è Alessia Trevisan, che Paolo Silvestrini ha voluto al fianco suo e di Cristina Davanzo per creare quel filo diretto tra lo staff tecnico e il gruppo di ragazze. E la cosa ha funzionato alla grande. Con una bella esperienza, di sport e di vita, anche per lei. Che qui si racconta.

Come hai deciso di fare l’assistant coach?

“Un giorno Paolo mi ha chiamato chiedendomi se volevo aiutarlo in palestra. Inizialmente ci ho pensato un po’, ma dentro di me sapevo già di volere dire di sì perché la ritenevo un’ottima occasione e mi sembrava scorretto non accettare, anche perché è una cosa che mi piace. E’ un’ottima opportunità per stare in palestra e assieme ad altre persone”.

Quanto è impegnativo?

“Abbastanza, perché avere un ruolo per le ragazze ed essere un punto di riferimento per loro non è molto semplice, perché devi avere degli atteggiamenti che loro possono prendere da te. E’ bello stare in palestre con le ragazze.

Come ti vedono le ragazze, una di loro?

Sicuramente sì. Sono stata subito molto accettata fin dal mio arrivo in palestra; abbiamo subito creato un buon rapporto, mi vedono come una compagna di squadra e non come una allenatrice. Per me le ragazze sono delle persone importanti e per me conta molto fare un gioco di squadra: trovo bello condividere delle emozioni con gli altri. Anche se non sono una giocatrice, hanno atteggiamenti positivi nei miei confronti”.

Che rapporto hai con i coach?

“Innanzitutto da Paolo e Cristina sto imparando molte cose, non li vedo come dei colleghi, ma come fossi una loro allieva e loro i miei maestri”.

Com’è il lavoro in palestra?

“Sicuramente duro, perché le ragazze sono sottoposte a due ore e mezza di allenamento e non è semplice. Però in ognuna di loro non ho mai visto un atteggiamento di chi molla o di chi pensa di non farcela: tutte sono positive e lavorano duro, pensando che hanno un obiettivo in comune da raggiungere”.

Nostalgia del campo da giocatrice?

“Questo sì. Vedo queste ragazze allenarsi e provare mi fa provare un senso di nostalgia. Però penso anche al mio ruolo e al fatto che se non fossi stata con loro quest’anno non avrei capito quanto importante è per me la pallavolo”.

Il tuo più bel momento da atleta?

“L’anno in cui ho vinto lo scudetto nelle Marche. Ma anche tanti altri momenti belli, come quelli con l’under 13… Tutti belli perché condivisi con ragazze che per me erano come delle sorelle”.

Qual è stato il più bel momento da assistente?

“Le finali provinciali e regionali: le ragazze mi hanno coinvolto e quindi per me è stato emozionante partecipare anche sotto questo aspetto e non più come giocatrice”.

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